Google SEO: un inganno?

Google ha cambiato le regole del gioco negli ultimi due anni e i più bravi (o più furbi) non hanno più vita facile. Del resto questa era una morte annunciata. Affidare tutto il proprio traffico online ad una sola sorgente non è una buona idea, e non è neanche una cosa da provare… è semplicemente una follia. È un po’ come decidere di avviare una nuova attività commerciale o un negozio e lasciare poi le chiavi ad un Guardiano esterno alla tua organizzazione (non un socio, non un partner, e nemmeno un dipendente…) che siede alla porta d’ingresso e decide, a proprio piacimento, di far entrare i tuoi clienti: come vuole e quando vuole lui. Senza darti spiegazioni, senza ascoltare le tue richieste, senza tenere in considerazione le tue eventuali lamentele. È lui a decidere se il tuo negozio è accogliente, se i prodotti che vendi sono di qualità, ed arriva persino a stabilire se qualche tuo competitor è più bravo di te suggerendo ai passanti (i tuoi potenziali clienti) di andare da lui, invece che da te. Sì perché… i posti disponibili per mettersi in mostra sono veramente pochi: solamente 10.
Ora dimmi… ti piacerebbe avere un business che segue queste assurde regole? Ovviamente la risposta è NO. Ma è proprio quello che accade se fai un marketing della speranza e riponi tutte le tue aspettative di guadagno e di successo solamente sul SEO. Google (ma il discorso vale in generale per qualsiasi motore di ricerca) valuta la qualità delle tue pagine in base a tanti parametri, alcuni noti altri meno noti, e diversi altri destinati a restare (come la formula della Coca Cola) del tutto sconosciuti. Già da questa affermazione, che non faccio io ma che viene dalle dichiarazioni fatte dai fondatori e manager di Google stessa, puoi capire come questa non sia una scienza esatta, e che nessuno ha in mano le chiavi per darti risultati certi e garantiti.
La valutazione che viene fatta su ogni pagina, di ogni sito web, va ben oltre il famoso Google Page Rank, ovvero il punteggio che Google assegna da 0 (scarso) a 10 (il DIO dei siti web = Google stesso), e i parametri che oggi vengono usati per stabilire chi e dove deve essere posizionato, per quali parole chiave e in quali posizioni geografiche (sì, Google fa anche geolocalizzazione), sono molti di più di qualche anno fa e molto più complessi.
Per abitudine, e un po’ perché siamo piuttosto incontentabili, andiamo sempre di fretta e siamo dei navigatori viziati: non andiamo molto spesso a fondo delle nostre ricerche, nella maggior parte delle volte. Parlo del 95% delle volte che usi Google, cioè di quando hai bisogno di risposte immediate, non nel caso in cui tu stia facendo una ricerca scientifica o stia preparando un documento da presentare al tuo capo. Fatto sta che le posizioni importanti sono le prime tre, seguite dalle successive sette. Tutte le altre sono perdenti. Ora, se dopo tanta fatica, tempo e denaro spesi per la tua strategia SEO, proprio per le parole chiave che ti interessano, quelle usate dai tuoi potenziali clienti, il sito web del tuo business si posiziona dopo mesi a pagina 2 (o peggio), che fai…? Sei sicuro di voler ancora investire in questa sorgente di traffico? E poi, dimmi, con chi te la dovresti prendere? Con Google sicuramente no, lui offre un servizio gratuito ai propri utenti (quelli che fanno le ricerche) e decide lui cosa far vedere. Potresti prendertela con il tuo consulente SEO ma scommetti che nonostante le promesse fatte a voce, nel contratto viene chiaramente detto che i risultati non possono essere garantiti in nessun modo? E ci credo, chi mai si potrebbe permettere di mettere nero su bianco una tale affermazione?

Fonte: “Il SEO è morto”, Valerio Fioretti

 

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